Il gruppo è un errore

by Brujo

quasi 7 anni fa

Istruzioni:
Scrivi un breve racconto che contenga la frase "Errori nelle dinamiche della decisione di gruppo". Allega al tuo testo un’immagine significativa.

“come una piccola Venezia”

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La serata dell’ultimo giorno di Carnevale avvolgeva Treviglio in un abbraccio insolitamente caldo per il clima usuale di fine Febbraio.
La grande sfilata, a chiusura di giornate di festeggiamenti quasi ininterrotti, stava percorrendo le strade principali del paese, vivacizzate dalle tinte dei fiumi di coriandoli che scorrevano sull’asfalto.

Il tema di quell’anno era “Giacomo Casanova e la nobiltà di corte veneziana”: l’iniziativa aveva raccolto un notevole successo, dalle finestre aperte giungevano piacevoli note di musica classica, e Treviglio era come una piccola Venezia.

La folla, abbigliata con costumi d’epoca, parrucche bianche e maschere dorate, aveva appena imboccato via Roma, quando mi sentii attratto come da un richiamo magnetico (quasi un canto di sirena) e decisi di staccarmi dal gruppo di amici con cui stavo festeggiando, senza avvisare nessuno: non condividere la mia scelta fu per quella giornata il primo di una serie di errori nelle dinamiche della decisione di gruppo.

Mi avvolsi nel lungo mantello di velluto nero che mi arrivava ai piedi, fermato al collo da un lungo laccio, e mi sistemai un po’ la parrucca bianca sulla testa: con le labbra dipinte d’argento, e con la pelle così chiara grazie al trucco nessuno mi avrebbe mai riconosciuto.

Imboccai una traversa della via principale, alla ricerca di un po’ di tranquillità e mi trovai, con mio grande stupore, in un posto mai visto prima: quella piazzetta sembrava non essere stata travolta dall’ondata dei festeggiamenti: non un coriandolo per terra, non un festone alle finestre, non un addobbo alle pareti, non un anima viva intorno.

Mi sedetti contro la parete di un’agenzia di viaggi, e distesi le gambe, scrutando la piazza attraverso le lenti colorate gialle che conferivano un ulteriore tocco di mistero al mio travestimento.

Gli edifici che la nascondevano avevano tutti le pareti rosa, con i contorni delle porte e delle finestre in grigio; quattro lampioni dal sapore antico delimitavano un quadrato di Sampietrini rosa e grigi, disposti a formare delle decorazioni a rombo; all’interno del quadrato il pavimento convergeva a imbuto verso la grata di un tombino, posto esattamente nel centro.

Tutte le imposte erano chiuse, la scena era avvolta in un silenzio d’ovatta
quasi teatrale: una bambola mi sorrideva malinconica dalla vetrina di un negozio di giocattoli lì di fianco.

Sconcertato dalla bellezza di quella scoperta mi misi a pensare a come era possibile che non vi fossi mai stato prima, nonostante conoscessi bene Treviglio, poi tirai fuori dalla tasca il pacchetto di sigarette: l’ultima Marlboro.
La accesi e tirai un’ampia boccata, guardando il cielo di un blu intenso, sgombro di nuvole, con una luna piena luminosa come il sorriso di una ragazza innamorata.

Ero senza orologio, ed ormai avevo perso la cognizione del tempo;
in quel momento sentii addosso tutta la stanchezza di giorni quasi senza sosta di sfilate e balli d’epoca per le strade della città:
chiusi gli occhi e portai le ginocchia al petto, nascondendole sotto al mantello nero, sicuro che Treviglio mi avrebbe protetto anche quella volta e che probabilmente il Carnevale non sarebbe mai finito.

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