Simmetrie distorte

by Deboroh

quasi 8 anni fa

Istruzioni:
Imita una esecuzione svolta da un altro giocatore di Upload.

“Tyler Durdenlinnaua”

Bivicover

Bivi1

Bivi2

Bivi3

Bivi4

Bivi5

Bivi6

Bivi7

Bivi8

Bivi9

Bivi10

Bivicover Bivi1 Bivi2 Bivi3 Bivi4 Bivi5 Bivi6 Bivi7 Bivi8 Bivi9 Bivi10

L'esecuzione scelta è "Tyler Durden" (Hai 80 anni. Pensa alle cose belle che hai vissuto e a tutte quelle che hai sempre rimandato e che ora non puoi più fare. Ora torna al presente e cogli l'attimo.) eseguita da zerolinnaua ormai un annetto fa: http://criticalcity.org/posts/26199
Ricordo che all'epoca decisi quasi subito che avrei voluto replicare quell'esecuzione per "Simmetrie distorte", ma il tempo passa, altre istruzioni l'hanno scavalcata... e poi ho eseguito la mia Tyler Durden dimenticandomi del mio proposito.

Così l'ho ri-eseguita, cavalcando le orme di zerolinnaua, soprattutto nel settore foto.
E dato che volevo scrivere qualcosa, qui sotto ho redatto una sorta di "altro lato della medaglia" di quello che avevo scritto l'altra volta.
Non è stato facile.

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"Cos'è il rimorso? La paura della responsabilità di ciò che hai fatto o le manette a un attimo vissuto perché vivo? Il rimorso è una tomba su cui piangere lacrime di coccodrillo."

80 anni.
Una cifra tonda.
Una -grossa- cifra tonda.
Dentro la quale sono contenute tante esperienze. Tante persone che si sono allontanate. Tanti sogni infranti.
Sì, perché alla fine, dopo averci sperato tanto, dopo averci investito tempo, denaro, sudore e sangue, quella che ero convinto fosse la mia vita in realtà si è rivelata solo una speranza sfumata.
Volevo lavorare nel mondo dello spettacolo... non per fama, successo o denaro.
Ma perché calpestare le assi del palcoscenico, essere sotto le luci, sentire il silenzio di una platea attento era il mio posto nel mondo.
Mi divertivo, mi sentivo vivo. Recitare non era finzione, era vita vera, per me.
Emozioni intense, personaggi e storie incredibilmente eccezionali che chiedevano in prestito il mio corpo, la mia mente e la mia voce per raggiungere il pubblico.
E io avevo il bisogno fisiologico di comunicare, di trasmettere qualcosa.
Ma niente, non era sufficiente che io lo volessi.

Ci ho provato con tutto me stesso. Audizioni su audizioni. Ho provato a portare in scena qualche mio spettacolo, scritto e ideato da me. Ho tentato di far partire corsi, in una società che ormai aveva rinunciato ad aver bisogno di cultura.
E alla fine mi sono dovuto arrendere.
Vedendo passarmi davanti persone che sono state disposte a scendere a compromessi. A dare al popolo mediocre la mediocrità che desiderava. A rinunciare alla qualità.
Ma io no, con le mie stupide idee irremovibili, a un certo punto sono arrivato al punto di non ritorno, perché non volevo essere complice della fine del teatro.

E ora cosa mi rimane?
Cosa ne è di quel ragazzo sognatore, entusiasta, sfrenatamente ottimista?
C'è un rugoso vecchietto, stanco, che per sopravvivere ha dovuto accettare un lavoro spento, 8 ore di non-vita al giorno per potermi permettere un piatto di pasta e qualche libro o film ogni tanto.
Ma dentro questo guscio di frustrazione, c'è ancora un barlume di quello che volevo diventare.
Perché in realtà è quello il vero me.
Per 45 anni ho vissuto in un mondo che non era il mio, fatto di orari, cartellini da timbrare, iter, colleghi algidi, e pareti noiose.
Ma ciò che brucia veramente sono quei 15 anni. Quei 15 anni in cui ci ho provato. Quei 15 anni in cui ho studiato, ho calcato le scene, in cui sono migliorato di giorno in giorno. Perché ero convinto che contasse qualcosa essere bravi, e non famosi.
E alla fine del giorno, i momenti in cui mi sento più vivo è quando riguardo foto e filmati di quel periodo: prove, spettacoli, stage, compagni di scena, trasferte impossibili in condizioni disastrate, piazze e camerini, trucchi e costumi, maschere e platee.
E quelli, anche se sono solo un ricordo, nessuno me li toglierà mai.

Sipario.

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